Pier Paolo Pasolini ha attraversato l’Italia mentre un paese ancora largamente contadino diventava industriale, urbano, motorizzato, televisivo. Ha visto cambiare le periferie e le campagne, gli accenti, i vestiti, i desideri, il rapporto con il corpo. Ha osservato questa trasformazione prima di tutto con la sensibilità di un poeta.
È un punto decisivo.
Le diagnosi degli ultimi anni sull’omologazione, sulla mutazione antropologica e sulla società dei consumi non nascono improvvisamente davanti alla televisione. Alle loro spalle ci sono il friulano di Poesie a Casarsa, il romanesco di Ragazzi di vita, i volti di Accattone, la pittura studiata con Roberto Longhi, il marxismo, Gramsci, il cristianesimo, il sacro e una lunga attenzione alla capacità dei segni di rivelare una forma di vita.
Una lingua può contenere un mondo. Un corpo può mostrare una trasformazione storica. Una periferia può conservare codici che il centro non comprende, mentre una merce può portare con sé l’immagine della persona che dovremmo desiderare di diventare.
È in questo passaggio che Pasolini incontra il problema della formazione.
Famiglia, scuola, Chiesa e politica continuano a educare. Intorno a loro agisce però qualcosa di meno riconoscibile come autorità: gli oggetti, gli ambienti, i coetanei, le immagini, i consumi, le forme del prestigio.
In Gennariello Pasolini arriva a parlare del «linguaggio pedagogico delle cose».
Da questa intuizione nasce la domanda che orienta la nostra lettura:
Chi ci forma quando nessuno sembra comandarci?
Cerchi d’inchiostro userà l’espressione pedagogia dell’ambiente per raccogliere questo problema. È una categoria interpretativa del progetto, non il nome di una teoria sistematica formulata da Pasolini.
La distinzione è necessaria proprio perché Pasolini resiste ai sistemi troppo ordinati.
Poeta e marxista, avversario della morale repressiva e critico della nuova permissività, sperimentatore radicale e difensore di mondi arcaici, comunista capace negli ultimi giorni di parlare paradossalmente di una «Destra sublime»: ogni volta che sembra possibile fissarlo dentro una posizione, una parte dell’opera rompe il quadro.
La sua forza contemporanea si trova anche qui.
Pasolini non aveva previsto i social network, gli algoritmi o l’economia dei dati. Il nostro presente possiede infrastrutture che egli non poteva conoscere.
Ci lascia una domanda precedente a quelle tecnologie: quali forze partecipano alla formazione dei desideri attraverso cui una società pensa poi di scegliere liberamente?
Indice della guida
Pasolini in 5 minuti
Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna nel 1922 e viene ucciso all’Idroscalo di Ostia nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975.
È poeta, narratore, regista, critico, linguista, autore teatrale e polemista civile. Separare rigidamente queste attività significa perdere il movimento interno della sua opera.
Il primo paesaggio decisivo è il Friuli materno. Con Poesie a Casarsa non registra semplicemente un dialetto già pronto: costruisce una lingua poetica a partire da una variante friulana priva di una tradizione letteraria codificata paragonabile a quella di altri dialetti illustri.
Trasferitosi a Roma nel 1950, incontra il sottoproletariato delle borgate. Da quell’esperienza nascono Ragazzi di vita, Una vita violenta, Accattone e Mamma Roma.
Negli anni Sessanta cinema, linguistica, semiotica, marxismo, sessualità e sacro allargano il suo campo di ricerca.
Negli anni Settanta interpreta la modernizzazione italiana attraverso alcune delle formule più discusse del secondo Novecento: mutazione antropologica, omologazione, nuovo potere, nuovo fascismo, genocidio culturale, sviluppo e progresso.
Con Gennariello mette a fuoco un’intuizione fondamentale: anche le cose educano.
L’ultima fase, da Petrolio e Salò a Bestia da stile e al Volgar’eloquio, impedisce però di trasformare questa intuizione in un sistema pacificato. Il rapporto con il corpo, la tradizione, la sinistra e il passato diventa sempre più tragico.
Per la triade Manzoni — Collodi — Pasolini, la sua funzione sarà quindi precisa ma non totalizzante:
rendere visibile la formazione esercitata dall’ambiente.
Perché Pasolini è importante
Pasolini costringe a cercare la storia là dove può sembrare meno visibile: in un accento, in un volto, nella forma di una periferia, nel prestigio attribuito a un oggetto.
Questa sensibilità precede le grandi categorie politiche degli ultimi anni.
La modernizzazione italiana gli appare come un processo capace di investire insieme produzione e immaginario, economia e antropologia. L’aumento del benessere materiale non esaurisce quindi il giudizio sul cambiamento.
Quali forme di vita vengono create?
Quali perdono legittimità?
Che cosa succede quando una cultura comune si costruisce attraverso la riduzione delle differenze?
Quanto del desiderio individuale nasce dentro strutture collettive di prestigio e imitazione?
Pasolini non possiede una risposta stabile a tutte queste domande.
Proprio per questo continua a essere utile: obbliga a separare ciò che una società guadagna da ciò che perde, senza presumere che i due bilanci coincidano.
Il problema umano: chi forma il desiderio?
L’educazione esplicita lascia riconoscere chi parla.
Un genitore impone o propone una regola.
Una scuola trasmette conoscenze.
Una religione definisce comportamenti e valori.
Una legge stabilisce un limite.
Un partito offre un’interpretazione della storia.
Pasolini sposta l’attenzione verso ciò che accade attorno a queste autorità.
Un oggetto comunica status.
Una pubblicità associa una merce a una promessa.
Un coetaneo rende imitabile un comportamento.
Una forma linguistica appare moderna mentre un’altra comincia a sembrare arretrata.
L’ambiente sociale partecipa così alla costruzione del campo dentro il quale le scelte acquistano significato: non elimina automaticamente la libertà, ma rende più complesso capire come essa si formi e venga esercitata.
La domanda diventa allora:
da dove vengono i criteri attraverso cui alcune vite ci appaiono desiderabili prima ancora che iniziamo a scegliere fra esse?
Vita essenziale: una geografia dello sguardo
Bologna e Casarsa
Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922. Il padre Carlo Alberto è ufficiale; la madre Susanna Colussi, maestra, proviene da Casarsa della Delizia.
I numerosi spostamenti familiari gli fanno conoscere precocemente un’Italia differenziata. Casarsa diventa però il luogo dell’origine simbolica.
Nel 1939 si iscrive all’Università di Bologna. Frequenta Roberto Roversi e Francesco Leonetti e segue le lezioni di storia dell’arte di Roberto Longhi, che lasceranno un’impronta profonda sul suo cinema.
Nel 1942 pubblica Poesie a Casarsa.
Il Friuli della guerra e del dopoguerra
La guerra lega poesia, insegnamento e politica.
Nel 1945 il fratello Guido, partigiano della Brigata Osoppo, viene ucciso nell’eccidio di Porzûs. Nello stesso anno Pasolini si laurea con una tesi su Pascoli.
Partecipa alla fondazione dell’Academiuta de lenga furlana.
Alla fine del 1947 entra nel PCI.
Nel 1949, dopo lo scandalo legato alla sua omosessualità, perde il posto di insegnante e viene espulso dal partito.
Roma
Nel gennaio 1950 si trasferisce con la madre a Roma.
Le borgate diventano un nuovo laboratorio linguistico e umano. Frequenta Sergio Citti e si immerge nel romanesco sottoproletario.
Nel 1955 pubblica Ragazzi di vita. Seguono Le ceneri di Gramsci nel 1957 e Una vita violenta nel 1959.
Il cinema
Nel 1961 dirige Accattone.
Il cinema gli offre ciò che la parola da sola non poteva dargli nello stesso modo: presenza fisica, volto, paesaggio, gesto.
Da Mamma Roma al Vangelo secondo Matteo, da Comizi d’amore a Teorema, Medea e alla Trilogia della vita, la ricerca cinematografica diventa uno dei luoghi principali della sua interrogazione sul corpo e sul sacro.
Il Corriere e gli ultimi anni
Dal 1973 la collaborazione con il Corriere della Sera porta la sua polemica davanti a un pubblico nazionale vastissimo.
La scelta è significativa: Pasolini entra in uno dei luoghi centrali della comunicazione borghese per contestare dall’interno le categorie con cui l’Italia interpreta se stessa.
Nel 1975 escono Scritti corsari. Lavora contemporaneamente a Gennariello, Petrolio, Salò, Bestia da stile e agli interventi poi raccolti in Lettere luterane.
Il 21 ottobre 1975 tiene a Lecce quello che viene generalmente ricordato come il suo ultimo intervento pubblico, il Volgar’eloquio.
Dodici giorni dopo viene ucciso a Ostia.
La morte ha prodotto una vasta mitologia postuma. Le sue circostanze giudiziarie non devono diventare la chiave con cui leggere retroattivamente l’opera.
L’Italia che cambia sotto i suoi occhi
L’Italia di Pasolini attraversa una trasformazione rapidissima.
Industrializzazione, migrazioni interne e urbanizzazione modificano la distribuzione della popolazione. Crescono redditi, consumi e mobilità. L’istruzione si espande. Automobili ed elettrodomestici cambiano materialmente la vita quotidiana.
La televisione avvia le trasmissioni regolari nel 1954 e diventa progressivamente una presenza domestica di massa.
L’italianizzazione linguistica è però il risultato di molte forze insieme: scuola, migrazioni, esercito, stampa, industria, mobilità e mezzi di comunicazione.
La modernizzazione porta conquiste reali.
Milioni di persone escono da condizioni di privazione. L’alfabetizzazione cresce. L’italiano comune facilita l’accesso all’istruzione e alla mobilità. Le strutture familiari e sessuali tradizionali iniziano a essere contestate.
Pasolini vede contemporaneamente ciò che questi progressi rischiano di rendere meno visibile.
L’uscita dalla miseria non richiede necessariamente la cancellazione delle culture nate in quei mondi. La diffusione della lingua nazionale può aumentare la comunicabilità senza rendere inevitabile la perdita di ogni repertorio locale.
Resta aperta una questione più difficile: quando l’integrazione cresce, ogni perdita di differenza costituisce davvero progresso?
La sua critica acquista significato soltanto mantenendo aperti entrambi i lati.
I cerchi disciplinari
Pasolini appartiene contemporaneamente a più storie.
È poeta, e la poesia rimane una forma di conoscenza anche quando scrive articoli politici.
È narratore, capace di portare il sottoproletariato dentro la letteratura attraverso una lingua che modifica la posizione stessa del narratore.
È regista, e nel cinema trova il mezzo più direttamente legato ai corpi e alle cose.
È linguista e critico, interessato alle forze che stabiliscono quale lingua abbia prestigio.
È autore teatrale, soprattutto quando la contraddizione politica diventa conflitto della parola e del corpo.
È intellettuale marxista, pur mantenendo un rapporto conflittuale con partito, progressismo e concezione lineare della storia.
È un autore attraversato dal sacro, che continua a riapparire anche quando la sua polemica contro le istituzioni religiose diventa durissima.
Negli ultimi anni è anche un pensatore della formazione, se con questa espressione indichiamo il problema di ciò che produce modelli umani prima e oltre l’insegnamento intenzionale.
Nessuno di questi cerchi può assorbire gli altri.
Pasolini poeta
Pasolini nasce pubblicamente come poeta.
Poesie a Casarsa trasforma una parlata friulana in lingua letteraria attraverso un’operazione che contiene memoria, invenzione e desiderio di origine. Il dialetto non è quindi folklore registrato passivamente: è già costruzione poetica.
La lingua porta fin dall’inizio un problema antropologico.
Parlare significa appartenere a una storia.
Con Le ceneri di Gramsci entra al centro la contraddizione fra ragione storica ed esperienza.
Il marxismo chiede emancipazione.
Pasolini sente però attrazione per mondi che lo sviluppo storico sembra destinato a consumare.
Questa tensione non verrà risolta.
La religione del mio tempo e Poesia in forma di rosa incorporano neocapitalismo, corpo, politica e crisi delle appartenenze. Trasumanar e organizzar accentua la contaminazione fra lirica, cronaca e intervento.
Nel 1975 La nuova gioventù ritorna alle poesie friulane degli esordi e le riscrive.
Quel ritorno rivela qualcosa di essenziale: il passato che Pasolini cerca non esiste più nella forma nella quale lo aveva amato.
La poesia diventa così anche un metodo.
Pasolini conosce attraverso le dissonanze: una pronuncia che scompare, un corpo che non gli sembra più lo stesso, un paesaggio modificato.
La forza e la vulnerabilità della sua critica nascono dallo stesso punto: la percezione poetica può riconoscere un cambiamento molto presto, senza possedere per questo gli strumenti necessari a dimostrarne sociologicamente l’estensione.
Pasolini narratore
Con Ragazzi di vita e Una vita violenta, il sottoproletariato romano entra nella narrativa attraverso una lingua capace di incrinare la distanza fra autore e personaggi.
La borgata non è semplice scenario.
Possiede un proprio lessico, economie informali, codici del corpo, rapporti con la violenza e con il desiderio.
Pasolini restituisce dignità narrativa a vite che la società borghese tende a considerare marginali.
Il suo sguardo, tuttavia, non è neutrale.
Su quelle esistenze proietta anche un bisogno di alterità: innocenza, vitalità, estraneità alla morale borghese.
È una delle ambiguità decisive dell’intera opera.
Difendere una cultura dalla sua cancellazione può significare riconoscerne il valore. Può anche significare desiderare che chi vi appartiene continui a incarnare l’immagine che l’intellettuale ha costruito di essa.
Teorema sposta lo sguardo verso la famiglia borghese.
Petrolio, incompiuto e pubblicato postumo, porta invece all’estremo la contaminazione fra sesso, economia, politica, mito e disgregazione narrativa.
Proprio la sua forma frammentaria impone cautela: Petrolio è un’opera letteraria incompiuta, non un dossier d’inchiesta da leggere come deposito trasparente di rivelazioni politiche.
Pasolini regista
Il cinema porta la realtà materiale dentro l’opera in una forma nuova.
In Accattone e Mamma Roma, volti non professionali, periferie romane, musica sacra e memoria pittorica producono un contrasto fra marginalità sociale e solennità figurativa.
La lezione di Longhi continua a operare nello sguardo.
La ricotta mette in collisione fame, sacro e industria culturale.
Il Vangelo secondo Matteo dimostra quanto sia insufficiente leggere Pasolini come autore semplicemente secolarizzato. Cristo rimane una figura di alterità radicale.
Con Comizi d’amore il regista attraversa l’Italia per interrogare direttamente persone di generazioni, territori e classi differenti sulla sessualità.
Uccellacci e uccellini, Edipo re, Teorema, Porcile e Medea intrecciano mito, marxismo, borghesia e sacro.
La Trilogia della vita cerca ancora nei corpi una vitalità capace di resistere alla normalizzazione.
L’Abiura dalla Trilogia della vita, scritta pochi anni dopo, rompe questa fiducia.
Pasolini ritiene che la società dei consumi abbia ormai incorporato perfino la libertà sessuale dentro nuove forme di conformismo.
Salò o le 120 giornate di Sodoma porta il rovesciamento al limite: il corpo non è più rifugio di autenticità e diventa luogo sul quale il potere esercita una disponibilità totale.
Da Accattone a Salò si misura così una delle trasformazioni più profonde del suo pensiero.
Lingua, saggio e intervento pubblico
Dal friulano delle origini al romanesco delle borgate, Pasolini non smette mai di interrogare il rapporto fra lingua e società.
Nel 1964, con Nuove questioni linguistiche, sostiene che il nuovo mondo tecnico-industriale stia diventando un centro capace di incidere sulla formazione dell’italiano nazionale.
La tesi genera discussioni e contestazioni.
Il punto più fertile resta l’intuizione che produzione, tecnologia e prestigio sociale possano partecipare alla gerarchizzazione delle forme linguistiche.
Con Empirismo eretico questa ricerca incontra semiotica e cinema.
Negli anni Settanta la forma dell’articolo diventa decisiva.
Il Corriere della Sera non è soltanto il luogo nel quale vengono raccolte opinioni destinate successivamente agli Scritti corsari. È la scena sulla quale Pasolini tenta di intervenire direttamente nel centro dell’opinione pubblica nazionale.
Esiste una contraddizione feconda.
L’autore che denuncia l’omologazione prodotta dai mezzi di comunicazione usa uno dei mezzi più influenti del paese per combatterla.
Pasolini non parla da fuori del sistema che critica.
La sua posizione pubblica nasce proprio da questa esposizione interna.
Il teatro e il Pasolini terminale
Il teatro occupa nella ricezione uno spazio minore rispetto alla poesia, ai romanzi e al cinema. Nell’opera, però, svolge una funzione importante.
Orgia, Affabulazione, Calderón, Pilade, Porcile e Bestia da stile mettono la parola direttamente davanti al corpo e al conflitto politico.
Il teatro pasoliniano rinuncia spesso all’illusione naturalistica. La scena diventa un luogo di scontro fra ideologie, generazioni, desideri e forme del potere.
Calderón porta dentro il mondo borghese la trasformazione dell’identità e della realtà.
Bestia da stile, costruita e riscritta lungo molti anni, assume un valore particolare perché attraversa autobiografia, comunismo, fascismo, poesia, corpo e storia.
Proprio dal suo finale emergerà nel 1975 una delle formulazioni più difficili dell’ultimo Pasolini: la «Destra sublime».
Il teatro impedisce quindi di ridurre la fase finale alla sola polemica giornalistica contro il consumismo.
Dietro gli articoli resta un autore tragico, nel quale le categorie politiche smettono sempre più spesso di coincidere con le appartenenze disponibili.
Poetica e metodo: conoscere attraverso i segni
La forma pasoliniana vive di conflitti che raramente trovano pacificazione: linguaggio alto e parola popolare, sacro e materia, marxismo e mito si incontrano mentre emancipazione e nostalgia, liberazione e nuovo conformismo continuano a contraddirsi.
Queste tensioni attraversano generi differenti perché appartengono al suo modo di conoscere.
Anche il Pasolini polemista resta un poeta dei segni.
Nel corpo può intuire una trasformazione; in un dialetto riconosce un particolare rapporto con il mondo; un oggetto può rendere visibile una gerarchia sociale.
È un metodo potentissimo e rischioso.
I segni possono illuminare processi che i grandi indicatori non registrano immediatamente.
Possono anche essere caricati di significati eccessivi.
Pasolini vive continuamente su questo confine.
Prima lente — Il linguaggio pedagogico delle cose
Il nucleo più solido per la nostra lettura della formazione appare in Gennariello.
Pasolini parla del «linguaggio pedagogico delle cose».
L’educazione non coincide dunque con ciò che un maestro decide intenzionalmente di insegnare.
Gli oggetti possiedono già significati sociali.
Una casa comunica un’idea dell’abitare.
Un vestito segnala appartenenza e prestigio.
Una strada rende possibili alcune esperienze e ne scoraggia altre.
Una merce promette una particolare forma di riconoscimento.
Prima di ricevere una spiegazione, il ragazzo vive dentro questo linguaggio.
Pasolini estende il problema ai coetanei.
I pari insegnano proprio perché non sembrano maestri: diffondono comportamenti, pronunce, gusti e aspirazioni attraverso imitazione e appartenenza.
Cerchi d’inchiostro chiama pedagogia dell’ambiente questa configurazione.
La formula non vuole riassumere l’intero Pasolini e non pretende di trasformarlo in teorico sistematico dell’educazione. Serve a isolare la funzione che il suo pensiero assume dentro questa guida e dentro la triade.
La scuola rimane importante.
Il problema è che non possiede il monopolio della formazione.
Un’istituzione può continuare a insegnare valori formalmente riconosciuti mentre l’ambiente circostante distribuisce prestigio secondo criteri differenti.
La domanda pasoliniana diventa allora particolarmente esigente:
che cosa può una pedagogia dichiarata quando le lezioni più persuasive provengono da ciò che nessuno riconosce come lezione?
Seconda lente — Consumo, televisione e nuovo potere
Pasolini non critica il consumo semplicemente perché gli italiani acquistano più oggetti.
Il problema è la capacità del sistema economico di produrre modelli umani insieme alle merci.
Un bene possiede una funzione materiale, ma può significare anche appartenenza, successo, modernità.
La pubblicità collega gli oggetti a una promessa di vita.
Il consumo diventa così una delle forme attraverso cui la società stabilisce ciò che merita desiderio.
La televisione occupa in questa diagnosi un posto centrale.
Attraverso lo schermo diventano visibili pronunce, corpi, case, oggetti, comportamenti e forme di prestigio.
Pasolini la interpreta come uno dei grandi vettori dell’acculturazione consumistica.
Attribuisce al medium una capacità formativa che le successive teorie della comunicazione hanno in parte corretto mostrando pubblici capaci di negoziare e riutilizzare i messaggi.
La televisione, inoltre, agisce dentro una trasformazione molto più vasta: industria, scuola, mobilità, pubblicità, urbanizzazione e nuovi modelli produttivi concorrono alla stessa riconfigurazione.
È qui che Pasolini parla di nuovo potere.
Il potere tradizionale è facilmente riconoscibile quando ordina, proibisce o punisce.
Il potere che lo interessa negli anni Settanta appare capace di operare anche attraverso adesione, aspirazione e desiderio.
La distinzione non va assolutizzata. Ogni potere storico ha cercato consenso e ogni società dei consumi conserva strumenti coercitivi.
Pasolini vuole però indicare uno spostamento: la produzione dell’uomo adatto a desiderare ciò che il sistema rende disponibile.
Il «nuovo fascismo»
È in questo contesto che usa una delle formule più controverse.
Il consumismo può apparirgli come un «nuovo fascismo» perché ritiene che riesca a modificare concretamente comportamenti e culture là dove il fascismo storico aveva imposto una retorica senza cancellare completamente le differenze popolari.
L’analogia riguarda quindi la profondità dell’acculturazione.
Non stabilisce un’equivalenza politica o morale fra una dittatura fascista e una democrazia dei consumi.
La terminologia resta deliberatamente estrema e può dilatare la categoria di fascismo oltre la sua precisione storica.
Proprio questa sproporzione fa parte dello stile polemico pasoliniano: costringere il lettore a vedere come problema ciò che la normalità economica presenta come semplice miglioramento.
Terza lente — La mutazione visibile: lingua, corpo, periferia
Pasolini definisce mutazione antropologica la trasformazione culturale che ritiene di osservare nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta.
Non parla di biologia.
Parla di comportamenti, lingua, valori, corpo, sessualità, aspirazioni e rapporto con il passato.
La categoria sposta il problema dal possesso delle merci alla forma di vita che le accompagna.
È potente proprio perché collega piani differenti.
È fragile quando tende a parlare degli «italiani» come di un soggetto troppo uniforme.
Lingua
La storia personale di Pasolini rende il problema particolarmente sensibile.
Il friulano e il romanesco gli hanno mostrato che una lingua può dare forma a un mondo.
Quando un dialetto perde funzioni e prestigio, ciò che scompare non è soltanto un vocabolario.
Può restringersi la possibilità di interpretare l’esperienza attraverso categorie nate altrove rispetto al modello dominante.
La diffusione dell’italiano nazionale ha prodotto anche emancipazione.
La domanda più precisa diventa quindi: come costruire una lingua comune senza trasformare la comunanza in cancellazione della pluralità?
Corpo
Il corpo è uno dei grandi archivi pasoliniani.
Capelli, abiti, gesti, posture e sessualità diventano indizi storici.
Nella prima fase del cinema il corpo popolare conserva una forza di alterità.
Negli ultimi anni Pasolini crede di assistere alla sua normalizzazione.
L’Abiura dalla Trilogia della vita nasce da questo mutamento dello sguardo.
Una libertà sessuale conquistata contro repressioni reali può, secondo lui, essere incorporata in nuovi modelli obbligatori.
La diagnosi deve essere discussa senza dimenticare le libertà che quella trasformazione aveva effettivamente reso possibili.
Periferia
Nella Roma degli anni Cinquanta la borgata gli appare povera ma culturalmente distinta.
Negli anni Settanta ritiene che questa autonomia sia stata fortemente ridotta.
Il punto più interessante non è decretare la scomparsa di ogni differenza.
È distinguere integrazione simbolica e uguaglianza materiale.
Una periferia può condividere desideri, oggetti e immagini del centro senza possedere le stesse risorse.
Omologazione
L’omologazione rappresenta per Pasolini il risultato culturale di questa convergenza.
Non significa che gli individui diventino letteralmente identici.
Indica il restringimento delle forme di vita socialmente legittimate.
Una cultura può continuare a esistere e perdere contemporaneamente la capacità di apparire come futuro possibile.
È questa perdita di autonomia, più dell’uniformità assoluta, a rendere la categoria ancora interrogabile.
Quarta lente — Sviluppo, progresso e perdita
Una delle distinzioni più fertili dell’ultimo Pasolini separa sviluppo e progresso.
Lo sviluppo riguarda crescita produttiva, industrializzazione, tecnologia e capacità economica.
Il progresso richiede un giudizio sulla qualità umana, sociale e politica del cambiamento.
I due processi possono coincidere.
L’Italia del dopoguerra offre numerosi casi in cui crescita economica, istruzione, salute e mobilità producono miglioramenti concreti.
Pasolini contesta però l’automatismo che trasforma ogni aumento dello sviluppo in prova sufficiente del progresso.
Una società può diventare più ricca e perdere pluralità culturale.
Può accrescere le possibilità individuali e produrre nuove forme di dipendenza.
Può cancellare privazioni materiali senza sapere riconoscere il valore di ciò che scompare insieme ad esse.
Pasolini non costruisce un indice alternativo del progresso.
Lascia una domanda:
quali dimensioni della vita devono entrare nel giudizio quando diciamo che una società è migliorata?
Il «genocidio culturale»
La radicalità di questa domanda conduce Pasolini a utilizzare la formula del genocidio culturale.
Il termine è metaforico e polemico.
Non coincide con la categoria giuridica di genocidio.
Indica la cancellazione o l’assimilazione di culture particolari sotto la pressione di un modello dominante.
La formula possiede anche un limite evidente.
Le culture non sono entità immobili.
Cambiano perché vengono costrette, ma anche perché le persone che vi appartengono desiderano trasformare la propria vita.
Difendere dall’esterno un mondo popolare può diventare paternalistico quando pretende di stabilire quali cambiamenti siano autentici e quali no.
È una tensione che Pasolini non risolve.
Sacro, marxismo e storia
Pasolini resta incomprensibile se il sacro e il marxismo vengono separati.
Il cristianesimo attraversa la sua opera oltre l’appartenenza confessionale.
Critica duramente la Chiesa e continua a riconoscere nella figura di Cristo una forza capace di interrompere la normalità borghese.
Il Vangelo secondo Matteo ne offre l’immagine più potente.
Anche Medea mette in scena un conflitto fra un universo sacrale e una razionalità incapace di comprenderlo dall’interno.
Il sacro indica spesso ciò che resiste alla completa riduzione a utilità.
Questa sensibilità alimenta la critica della modernizzazione, ma può anche spingere Pasolini a idealizzare mondi nei quali il simbolico sembrava più compatto.
Il marxismo costituisce l’altra grande matrice.
Pasolini aderisce al PCI, viene espulso e continua tuttavia a confrontarsi per tutta la vita con comunismo, lotta di classe e Gramsci.
Lingua, egemonia, cultura nazionale, classi subalterne e funzione dell’intellettuale devono molto a questo dialogo.
Pasolini diverge però da una concezione della storia nella quale la dissoluzione dei mondi arcaici possa essere accettata come semplice prezzo del progresso.
Il sottoproletariato che ama non coincide con il proletariato industriale della teoria marxista classica.
Le culture contadine e dialettali non gli appaiono soltanto sopravvivenze destinate a essere superate.
Da qui nasce una difficoltà destinata a diventare sempre più radicale:
come desiderare l’emancipazione senza desiderare automaticamente ogni forma storica attraverso cui la modernizzazione promette di realizzarla?
Negli ultimi anni Pasolini porta questa contraddizione fino a un territorio ancora più scomodo. La domanda su che cosa meriti di essere conservato lo costringe infatti a interrogare parole e tradizioni che la cultura politica del suo campo tendeva a lasciare alla destra.
La «Destra sublime»: una contraddizione estrema
Nell’ottobre 1967 Pasolini incontra Ezra Pound a Venezia per un’intervista destinata alla RAI.
I due possiedono storie politiche quasi opposte.
Pound ha sostenuto apertamente il fascismo.
Pasolini proviene dal comunismo e continua a collocare la propria critica dentro un confronto con la sinistra.
L’incontro avviene soprattutto sul terreno della poesia.
Pasolini legge Pound, lo interroga sulla lingua e riconosce in lui un autore capace di mettere in crisi l’ordine linguistico e culturale del proprio tempo.
Otto anni dopo, il 21 ottobre 1975, Pound riappare come presenza intertestuale nel Volgar’eloquio, l’ultimo intervento pubblico di Pasolini.
Pasolini commenta il finale di Bestia da stile, costruito anche attraverso richiami ai Cantos.
Il protagonista si rivolge idealmente a un giovane fascista e introduce la formula della «Destra sublime».
Pasolini la spiega come una destra utopica e idealizzata, caricata di valori, problemi, amori e rimpianti che la destra storica ha spesso preteso di possedere in esclusiva ma che egli considera appartenenti a un patrimonio più vasto.
È un passaggio pericoloso da semplificare.
La formula non testimonia una conversione alla destra né riabilita il fascismo storico; tanto meno costruisce una sintesi politica fra estremi ideologici.
Fa qualcosa di più contraddittorio.
Pasolini riconosce che tradizione, passato, dialetto, sacro e conservazione delle differenze rischiano di essere abbandonati dalla cultura progressista e lasciati alla retorica reazionaria.
La provocazione colpisce quindi anche la sinistra.
Se tutto ciò che appartiene al passato viene identificato con reazione, chi conserverà ciò che nel passato non coincide con oppressione?
La «Destra sublime» rimane un’utopia impossibile e deliberatamente paradossale.
Mostra però fino a che punto l’ultimo Pasolini fosse diventato estraneo a una facile distribuzione delle idee lungo l’asse progresso/reazione.
Il nodo completa anche la pedagogia dell’ambiente senza appartenervi interamente.
Se l’ambiente forma, la domanda successiva riguarda infatti quali mondi debbano essere conservati affinché possano continuare a esistere forme differenti di formazione.
Qui la critica dell’omologazione rivela la propria componente conservativa.
Non conservativa nel senso di un programma politico di destra, ma nel significato letterale di voler sottrarre qualcosa alla distruzione.
È uno dei punti in cui Pasolini rimane più difficile.
Ed è proprio per questo che non va eliminato dal quadro.
Idee chiave
Le cose partecipano alla formazione
L’educazione attraversa anche ambienti, oggetti, immagini e gruppi sociali.
Il desiderio possiede una storia
Ciò che appare spontaneamente desiderabile può essere prodotto dentro rapporti culturali e materiali.
La modernizzazione modifica le forme della vita
Economia e antropologia non procedono su binari completamente separati.
Il comune può impoverirsi quando diventa unico
Una lingua condivisa e istituzioni comuni non richiedono la cancellazione delle differenze.
La libertà può essere riassorbita
Una conquista contro una vecchia norma può diventare materiale per nuovi conformismi.
Lo sviluppo deve essere giudicato
La crescita economica è una componente del progresso, non la sua misura completa.
Il passato non appartiene necessariamente alla reazione
La «Destra sublime» rende estrema questa convinzione e contemporaneamente ne mostra il rischio.
Il lessico di Pasolini
Acculturazione
Processo attraverso cui un gruppo assume modelli culturali dominanti. Pasolini lo collega alla diffusione della civiltà consumistica.
Borgata
Periferia popolare romana centrale nei romanzi e nel primo cinema.
Destra sublime
Formula presente nel finale di Bestia da stile e commentata da Pasolini nel Volgar’eloquio del 1975. Indica una costruzione utopica e idealizzata attraverso cui interroga il destino di tradizione, sacro e differenze culturali senza aderire politicamente alla destra storica.
Genocidio culturale
Metafora polemica usata per indicare la cancellazione o assimilazione di culture particolari. Non coincide con il genocidio in senso giuridico.
Linguaggio pedagogico delle cose
Formula di Gennariello che indica la capacità dell’ambiente materiale di trasmettere significati prima della spiegazione esplicita.
Mutazione antropologica
Trasformazione culturale profonda di comportamenti, valori, lingue, corpi e desideri.
Nuovo fascismo
Formula polemica relativa alla capacità di penetrazione culturale che Pasolini attribuisce alla società dei consumi. Non stabilisce un’equivalenza storica con il fascismo regime.
Nuovo potere
Potere legato alla produzione, al consumo e alla costruzione di modelli di vita, non interamente coincidente con le istituzioni politiche tradizionali.
Omologazione
Convergenza verso forme di vita dominanti e riduzione della legittimità delle differenze.
Palazzo
Metafora della politica istituzionale quando rimane separata dalle trasformazioni profonde della società.
Pedagogia dell’ambiente
Categoria interpretativa di Cerchi d’inchiostro, costruita a partire dal «linguaggio pedagogico delle cose» e dagli scritti pasoliniani sulla formazione.
Progresso
Miglioramento umano, sociale e politico.
Sacro
Dimensione del reale che l’opera pasoliniana sottrae alla completa riduzione a utilità e razionalità strumentale.
Sottoproletariato
Gruppi urbani marginali non coincidenti con il proletariato industriale classico, centrali nell’esperienza romana di Pasolini.
Sviluppo
Espansione economica, produttiva e tecnica.
La Costellazione
Ciò che prepara Pasolini
Dante
Pluralità dei registri, rapporto fra lingua e realtà, possibilità di tenere insieme sublime e materiale.
Pascoli
Pasolini gli dedica la tesi di laurea. La ricerca linguistica pascoliana appartiene alla sua formazione poetica.
Roberto Longhi
La storia dell’arte e la lettura figurativa diventano strumenti decisivi per il futuro cinema.
Marx
Fornisce categorie fondamentali per leggere capitale, classi e trasformazione economica.
Gramsci
Lingua, egemonia, cultura nazionale, intellettuali e subalternità costituiscono alcuni dei nodi più fertili del confronto pasoliniano.
Il cristianesimo
Cristo, colpa, sacro, rito e tradizione religiosa attraversano l’opera oltre la fede istituzionale.
Contemporanei, interlocutori, contrasti
Franco Fortini
Uno degli interlocutori più severi sul rapporto fra marxismo, popolo e nostalgia.
Italo Calvino
Le divergenze sulla modernizzazione e sulla scomparsa delle culture popolari mostrano due differenti modi di leggere l’Italia contemporanea.
Alberto Moravia ed Elsa Morante
Appartengono al nucleo umano e intellettuale più vicino a Pasolini pur seguendo traiettorie letterarie differenti.
Umberto Eco
Il confronto ideale con la semiotica e con le analisi della cultura di massa permette di misurare meglio tanto la forza quanto le generalizzazioni della critica pasoliniana.
Ezra Pound
L’incontro del 1967 e la riemersione poundiana nel Volgar’eloquio mostrano un rapporto complesso fatto di distanza politica, riconoscimento poetico, lingua e tradizione.
Il PCI
Appartenenza, espulsione e interlocuzione critica convivono lungo l’intera vita.
Il movimento studentesco
La polemica del 1968 mostra la sua attenzione alla composizione di classe e insieme la crescente distanza dalle forme dominanti del progressismo giovanile.
La Chiesa cattolica
È bersaglio di una critica durissima e contemporaneamente depositaria storica di simboli con cui Pasolini continua a confrontarsi.
Ciò che lascia
Dopo la morte Pasolini diventa molte figure.
Poeta canonico.
Regista internazionale.
Intellettuale civile.
Critico della società dei consumi.
Autore queer.
Difensore delle culture locali.
Simbolo politico reclamato da campi molto diversi fra loro.
Questa moltiplicazione testimonia la forza della sua opera e contiene un pericolo.
Ogni Pasolini parziale può essere usato contro gli altri.
Il profeta viene separato dal poeta.
Il comunista dal critico della sinistra.
Il difensore della tradizione dall’autore perseguitato dalla morale tradizionale.
La migliore eredità pasoliniana consiste forse nel resistere proprio a queste appropriazioni.
Fenomeni contemporanei che riaprono le sue domande
Il presente ha infrastrutture differenti da quelle pasoliniane, ma alcune domande possono essere riaperte davanti a:
ambienti digitali che organizzano visibilità;
intreccio fra identità e consumo;
modelli aspirazionali continuamente esposti;
periferie simbolicamente connesse e materialmente diseguali;
sopravvivenza e trasformazione di lingue locali dentro reti globali.
Questi fenomeni richiedono teorie e ricerche contemporanee.
Pasolini serve qui per formulare il problema, non per fornirne in anticipo la spiegazione.
L’eredità
L’eredità di Pasolini non coincide con una teoria conclusa.
È anche un metodo di attenzione.
Guardare il cambiamento economico fino al punto in cui diventa cambiamento del comportamento.
Ascoltare una lingua mentre mutano i centri del prestigio.
Osservare il corpo quando la politica parla soltanto di istituzioni.
Chiedere quale differenza scompaia mentre aumenta l’integrazione.
A questa eredità appartiene anche la necessità di contestarlo.
Pasolini generalizza.
Idealizza alcuni mondi popolari.
Attribuisce talvolta al nuovo potere una capacità quasi totale.
Può scambiare una propria percezione estetica per trasformazione universale.
Leggerlo seriamente significa mantenere aperta questa possibilità.
La ferita contemporanea
Quando ciò che ci forma non si presenta come educazione
Una società discute esplicitamente di scuola, famiglia, conoscenze e competenze.
La formazione avviene però anche altrove.
Negli ambienti nei quali trascorriamo il tempo.
Nelle forme di successo rese più visibili.
Nel rapporto fra consumo e riconoscimento.
Nelle lingue che acquistano prestigio.
Nei comportamenti premiati dall’attenzione.
Qui la domanda pasoliniana torna utile.
Il passaggio al presente deve però fermarsi prima dell’analogia facile.
La televisione italiana osservata da Pasolini organizzava una comunicazione prevalentemente centralizzata e uno-a-molti.
Gli ambienti digitali contemporanei sono interattivi, personalizzati, alimentati dai dati e organizzati anche attraverso sistemi di raccomandazione.
Il soggetto non è soltanto spettatore: produce contenuti, segnali, relazioni e informazioni utilizzate per ridefinire ciò che gli verrà mostrato.
La differenza è strutturale.
Per questo Pasolini non spiega gli algoritmi.
Aiuta semmai a formulare una domanda che li precede:
quali ambienti partecipano oggi alla costruzione di ciò che appare normale, prestigioso e desiderabile?
La risposta non può essere pasoliniana.
Deve appartenere alla ricerca sul nostro tempo.
Pasolini nella triade
Un montaggio di tre configurazioni
La triade Manzoni — Collodi — Pasolini non descrive una genealogia e non racconta un progresso della coscienza italiana.
I tre autori appartengono a epoche, generi e problemi irriducibili.
Cerchi d’inchiostro li monta attorno a una domanda:
Chi e che cosa forma un popolo?
Manzoni — costruire il comune
Manzoni interroga le condizioni attraverso cui individui dispersi possano condividere lingua, memoria e criteri di giudizio.
La funzione attribuitagli nella triade non pretende di esaurire Manzoni, il romanzo, la Provvidenza o il problema del male.
Isola il problema del comune.
Collodi — mettere alla prova la formazione
Pinocchio attraversa desiderio, errore, fame, autorità, affetto, inganno e conseguenze.
Collodi segue un soggetto che deve imparare dentro incontri concreti.
La formazione avviene mentre il personaggio desidera qualcosa, sbaglia, incontra qualcuno, paga un prezzo e ricomincia.
Pasolini — rendere visibile l’ambiente
Pasolini introduce un diverso livello della questione.
Prima che il soggetto incontri un maestro o compia una scelta, un ambiente può avere già stabilito quali comportamenti appaiano prestigiosi, quali vite desiderabili, quali linguaggi autorevoli.
La differenza con Collodi si trova qui.
Collodi segue come un soggetto impara da ciò che gli accade.
Pasolini permette di domandare che cosa abbia già contribuito a rendere desiderabile proprio ciò verso cui il soggetto si muove.
La distinzione non rende Pasolini più avanzato.
Rende differenti le due configurazioni.
Comune senza omologazione
Comune senza omologazione è la formula interpretativa con cui Cerchi d’inchiostro raccoglie la tensione prodotta dal montaggio dei tre autori.
Non appartiene a Manzoni, Collodi o Pasolini.
Una comunità ha bisogno di forme comuni.
Ha bisogno di soggetti capaci di attraversarle criticamente.
Deve contemporaneamente lasciare esistere differenze che non siano soltanto variazioni interne dello stesso modello.
La triade non risolve questa tensione.
La rende visibile.
Limiti e contraddizioni
Emancipazione e perdita
Pasolini vuole l’emancipazione delle classi popolari.
Teme il processo storico attraverso cui essa sembra realizzarsi.
È una contraddizione reale.
Uscire dalla miseria non obbliga a perdere una cultura, ma le due trasformazioni possono storicamente avvenire insieme.
Pasolini fatica a separarle.
Difendere il popolo, decidere per il popolo
Le borgate e le culture contadine acquistano nell’opera una dignità spesso negata dal discorso dominante.
Quando i loro membri desiderano integrazione, consumo e mobilità, Pasolini può però leggere quei desideri soprattutto come acculturazione.
La domanda diventa inevitabile:
chi decide quali desideri siano autentici?
La difesa della differenza può trasformarsi in paternalismo proprio quando pretende di parlare al posto di chi vuole proteggere.
Moderno contro modernizzazione
Pasolini utilizza cinema, giornali, televisione, semiotica e sperimentazione linguistica.
È uno dei grandi autori moderni italiani.
Contemporaneamente attacca alcuni degli esiti fondamentali della modernizzazione.
Questa tensione rende insufficiente tanto l’immagine del nostalgico quanto quella del semplice progressista.
Liberazione e conformismo
La sua esperienza personale è segnata dalla repressione sessuale e dalla persecuzione morale.
Negli ultimi anni guarda però con crescente sospetto alla permissività.
Coglie il rischio che il mercato trasformi la libertà in obbligo di prestazione e consumo.
Può anche sottovalutare le libertà reali rese possibili dalla caduta delle vecchie norme.
Il corpo non salva
Nel primo Pasolini il corpo popolare può apparire come riserva di realtà.
L’ultimo Pasolini ritira questa fiducia.
Salò mostra che anche il corpo può diventare completamente esposto al potere.
È una delle ragioni per cui la sua opera terminale appare più tragica delle categorie con cui spesso viene riassunta.
La «Destra sublime»
Il tentativo di sottrarre passato, sacro e tradizione al monopolio retorico della destra porta Pasolini dentro una zona estremamente ambigua.
La provocazione è intellettualmente fertile.
Rivela anche quanto sia difficile distinguere la conservazione di una differenza dalla nostalgia per l’ordine che l’aveva prodotta.
La contraddizione resta aperta.
Un potere troppo potente
Quando il nuovo potere può assorbire consumo, sesso, linguaggio, ribellione e desiderio, diventa difficile stabilire che cosa gli sfugga.
Una categoria capace di spiegare tutto rischia di perdere potere esplicativo.
Pasolini percepisce questo problema senza trovare una vera via d’uscita.
Curiosità intelligenti
Pasolini e Pound si incontrano davvero
L’intervista RAI si svolge a Venezia nell’ottobre 1967. L’interesse di Pasolini per Pound continuerà negli anni successivi fino a riemergere nel linguaggio di Bestia da stile e del Volgar’eloquio.
Pasolini riscrive la propria origine
Con La nuova gioventù ritorna alle poesie friulane degli esordi dopo più di trent’anni. È un confronto del poeta con un mondo che la storia ha trasformato.
Rinnegare i propri film
L’Abiura dalla Trilogia della vita rappresenta uno dei gesti di autocritica più radicali del Pasolini finale: la storia, secondo lui, ha modificato retroattivamente la possibilità di leggere quei corpi come segni di libertà.
Errori comuni
«Pasolini aveva previsto tutto»
Trasforma un osservatore storico in un oracolo. Alcune sue intuizioni sono potenti; altre generalizzano e devono essere contestate.
«Aveva previsto social network e algoritmi»
Sono tecnologie e sistemi economici che Pasolini non ha conosciuto.
«Era contrario al progresso»
Distingue precisamente progresso e sviluppo.
«Rimpiangeva semplicemente la povertà»
Difende culture e differenze che ritiene distrutte dalla modernizzazione. Questo non coincide con desiderare la miseria, anche se il suo sguardo può idealizzare quei mondi.
«Omologazione significa che tutti diventano identici»
Indica soprattutto la convergenza verso modelli dominanti e la perdita di autonomia delle differenze.
«Mutazione antropologica significa mutazione biologica»
La categoria riguarda trasformazioni culturali.
«Nuovo fascismo significa equiparare democrazia consumistica e dittatura fascista»
Il paragone riguarda la capacità di acculturazione attribuita al nuovo potere.
«Genocidio culturale è una categoria giuridica»
In Pasolini è una metafora polemica.
«Pasolini stava semplicemente con la polizia contro gli studenti»
Il PCI ai giovani!! contiene una provocazione fondata anche sulla composizione sociale attribuita a studenti e poliziotti. Ridurla a una dichiarazione d’ordine cancella il conflitto teorico che Pasolini vuole aprire.
«La Destra sublime dimostra che Pasolini era diventato di destra»
La formula appartiene a una costruzione poetica e utopica e non costituisce un programma politico né una riabilitazione del fascismo.
Citazioni virali
La fortuna postuma di Pasolini ha moltiplicato frasi senza fonte o estratte dal contesto. Una citazione deve sempre essere ricondotta a un’opera o documento verificabile.
Percorsi di lettura
Il nucleo — 15 minuti
Per comprendere la tesi della guida:
Introduzione
Il problema umano
Prima lente
Mutazione visibile
Ferita contemporanea
Limiti e contraddizioni
L’atlante dei segni — circa un’ora
Aggiungere:
Pasolini poeta
Pasolini regista
Consumo, televisione e nuovo potere
Sviluppo e progresso
La «Destra sublime»
Costellazione
Triade
L’immersione — sette giorni
1. OriginePoesie a Casarsa e La meglio gioventù.
2. StoriaLe ceneri di Gramsci e una selezione da Poesia in forma di rosa.
3. RomaRagazzi di vita e Accattone.
4. Corpo e sacroIl Vangelo secondo Matteo e Comizi d’amore.
5. Lingua e segni Testi scelti da Empirismo eretico e Nuove questioni linguistiche.
6. L’Italia trasformataScritti corsari e Gennariello.
7. Il Pasolini terminaleAbiura dalla Trilogia della vita, Salò, pagine da Bestia da stile e il Volgar’eloquio, accompagnati da una lettura critica.
Domande per orientarsi
Che cosa può insegnare un oggetto?
Perché Pasolini collega consumo e formazione?
In quale senso la mutazione è «antropologica»?
Quale rapporto esiste fra lingua e forma di vita?
Perché il corpo diventa un documento storico?
Dove la difesa delle culture popolari rischia di diventare paternalismo?
Perché sviluppo e progresso possono divergere?
Che cosa aggiunge il sacro alla critica marxista?
Perché la «Destra sublime» non coincide con un’adesione politica alla destra?
Fino a che punto le categorie di Pasolini possono interrogare ambienti che egli non ha conosciuto?
In che cosa Pasolini differisce realmente da Collodi nella triade?
Chi forma i desideri attraverso cui crediamo di scegliere?
Nodi da ricordare
Pasolini nasce poeta. La critica sociale conserva una sensibilità poetica ai segni.
La lingua attraversa l’intera opera. Friuli, borgate e omologazione appartengono allo stesso problema senza coincidere.
Il corpo cambia significato. Da riserva di realtà diventa, nell’ultimo Pasolini, possibile luogo della piena cattura da parte del potere.
Il consumo è anche simbolico. Le merci possono partecipare alla produzione di modelli umani.
Le cose educano. È il nucleo documentario dal quale questa guida ricava la propria categoria della pedagogia dell’ambiente.
Sviluppo e progresso non coincidono necessariamente. Devono essere giudicati separatamente.
La tradizione è un problema aperto. La «Destra sublime» mostra quanto il Pasolini terminale rifiuti di consegnarla semplicemente alla reazione.
Pasolini non fornisce una teoria del nostro presente. Ci obbliga a interrogare i luoghi nei quali il presente produce i propri desideri.
Domande frequenti
Chi era Pier Paolo Pasolini?
Poeta, narratore, regista, critico, linguista, autore teatrale e intellettuale civile italiano, nato nel 1922 e morto nel 1975.
Che cosa significa «mutazione antropologica»?
È la formula con cui Pasolini descrive la trasformazione profonda di comportamenti, lingue, valori, corpi e aspirazioni nell’Italia della modernizzazione consumistica.
Che cosa significa «omologazione»?
La progressiva convergenza verso modelli culturali dominanti e la riduzione dell’autonomia delle differenze.
Che cos’è il «linguaggio pedagogico delle cose»?
È l’idea, sviluppata in Gennariello, secondo cui gli oggetti e l’ambiente comunicano significati e modelli prima dell’insegnamento esplicito.
Pasolini parla di «pedagogia dell’ambiente»?
Non usa questa espressione come nome di una teoria. È la categoria interpretativa scelta da Cerchi d’inchiostro per organizzare alcuni suoi temi pedagogici.
Perché critica la televisione?
Perché la considera uno dei principali vettori di modelli linguistici, comportamentali e consumistici nell’Italia del suo tempo.
Che cosa intende per «nuovo fascismo»?
Una formula polemica con cui indica la profondità dell’acculturazione che attribuisce alla società dei consumi. Non identifica storicamente la democrazia consumistica con il fascismo regime.
Che differenza c’è fra sviluppo e progresso?
Lo sviluppo riguarda soprattutto crescita economica, produzione e tecnica. Il progresso richiede per Pasolini un miglioramento umano e sociale che non consegue automaticamente dalla crescita.
Che cos’è la «Destra sublime»?
È una formula usata nel finale di Bestia da stile e commentata da Pasolini nel Volgar’eloquio del 1975. Indica una destra utopica e idealizzata alla quale vengono affidati temi del passato, della tradizione e del sacro che Pasolini non vuole considerare proprietà esclusiva della destra storica.
La «Destra sublime» significa che Pasolini era diventato di destra?
No. È una costruzione poetico-politica paradossale e non una conversione o un programma di adesione al fascismo o alla destra politica.
Quale rapporto esiste fra Pasolini ed Ezra Pound?
Pasolini intervista Pound nel 1967 e continua a confrontarsi con la sua poesia. Nell’ultimo Pasolini i Cantos diventano anche un riferimento intertestuale importante.
Pasolini era comunista?
Aderì al PCI, ne venne espulso nel 1949 e continuò a confrontarsi criticamente con marxismo, comunismo e Gramsci.
Pasolini aveva previsto i social network?
No. Le sue categorie possono suggerire domande sulla formazione ambientale, ma le piattaforme contemporanee richiedono strumenti teorici ed empirici propri.
Qual è la sua funzione nella triade con Manzoni e Collodi?
Pasolini permette di interrogare la formazione esercitata dall’ambiente e dai modelli sociali, mentre Manzoni viene letto attraverso il problema del comune e Collodi attraverso la formazione del soggetto nell’esperienza.
Fonti
Opere primarie
Pier Paolo Pasolini,Tutte le poesie, a cura di Walter Siti, Mondadori, “I Meridiani”.
Per Poesie a Casarsa, La meglio gioventù, Le ceneri di Gramsci, La religione del mio tempo, Poesia in forma di rosa, Trasumanar e organizzar, La nuova gioventù.
Pier Paolo Pasolini,Romanzi e racconti, Mondadori, “I Meridiani”.
Per Ragazzi di vita, Una vita violenta, Il sogno di una cosa, Teorema, Petrolio.
Pier Paolo Pasolini,Saggi sulla letteratura e sull’arte, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, Mondadori.
Per critica letteraria, lingua, poesia dialettale e Volgar’eloquio.
Pier Paolo Pasolini,Saggi sulla politica e sulla società, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, Mondadori.
Per politica, giovani, scuola, consumi, mutazione antropologica e intervento civile.
Pier Paolo Pasolini,Per il cinema, Mondadori, “I Meridiani”.
Pier Paolo Pasolini,Empirismo eretico, Garzanti, 1972.
Pier Paolo Pasolini,Scritti corsari, Garzanti, 1975.
Pier Paolo Pasolini,Lettere luterane, 1976.
Particolarmente importante per Gennariello e il «linguaggio pedagogico delle cose».
Pier Paolo Pasolini,Teatro, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, Mondadori, “I Meridiani”, 2001.
Il volume comprende Bestia da stile, fondamentale per il Pasolini teatrale e per il nodo della «Destra sublime».
Pier Paolo Pasolini,Volgar’eloquio, intervento del 21 ottobre 1975; edizione con introduzione di Antonio Piromalli, nuova edizione a cura di Fabio Francione, FAP, 2015.
Il testo va letto con attenzione alla sua storia editoriale e in relazione a Bestia da stile; è inoltre documentato nell’edizione dei Saggi sulla letteratura e sull’arte.
Film prioritari
Accattone; Mamma Roma; La ricotta; Il Vangelo secondo Matteo; Comizi d’amore; Uccellacci e uccellini; Teorema; Medea; Trilogia della vita; Salò o le 120 giornate di Sodoma.
Letture critiche
Walter Siti, voce “Pier Paolo Pasolini”,Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.
Franco Fortini,Attraverso Pasolini.
Paolo Desogus,Laboratorio Pasolini.
Paolo Desogus, a cura di,Il Gramsci di Pasolini. Lingua, letteratura e ideologia.
Nico Naldini,Pasolini, una vita.
Enzo Siciliano,Vita di Pasolini.
Naomi Greene,Pier Paolo Pasolini: Cinema as Heresy.
Maurizio Viano,A Certain Realism.
Tullio De Mauro,Storia linguistica dell’Italia unita.
Guido Crainz,Storia del miracolo italiano.
Paul Ginsborg,Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi.
Emanuela Scarpellini,L’Italia dei consumi. Dalla Belle Époque al nuovo millennio, Laterza, 2008.
Umberto Eco, scritti sulla cultura di massa e sulla semiotica.
Pasquale Voza, studi su corpo, sacro e potere nell’ultimo Pasolini.
Gian Maria Annovi, “Creazione di una persona: Pier Paolo Pasolini e ‘la funzione Pound’”,Cuadernos de Filología Italiana, 29, 2022, pp. 11–29.
Archivi e istituzioni
Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia
Le opere di Pier Paolo Pasolini sono tuttora soggette alla disciplina del diritto d’autore secondo le norme applicabili.
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La presente guida è un contenuto originale di Alessandro Gentili per Cerchi d’inchiostro. Struttura, testi, interpretazioni, lenti proprietarie, Costellazione e percorsi editoriali sono protetti dal diritto d’autore.
Sono consentite brevi citazioni e sintesi per studio, critica, discussione e segnalazione con attribuzione ad Alessandro Gentili, riferimento a Cerchi d’inchiostro e link alla pagina originale.
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Alessandro Manzoni Lingua, memoria e giudizio: le condizioni fragili attraverso cui può costruirsi un mondo comune.
Carlo Collodi Desiderio, esperienza e formazione: un soggetto che impara attraversando errori, autorità e conseguenze.
Cerchi d’inchiostro Torna alla mappa degli autori, delle idee e dei sistemi attraverso cui leggere il presente.
Chiusura editoriale
Pasolini ha cercato il punto in cui il cambiamento del mondo entra nella forma dell’uomo.
Lo aveva incontrato nel friulano di Casarsa, quando una lingua gli sembrava capace di custodire un’intera esperienza.
Lo aveva ritrovato nelle borgate romane, nei corpi e nelle parole di chi abitava ai margini della città.
Il cinema gli aveva permesso di guardarlo direttamente nei volti, nei paesaggi, nei gesti.
Negli anni Settanta crede di assistere alla crisi di quella pluralità.
Produzione, consumi, televisione e nuove aspirazioni gli sembrano comporre un ambiente capace di arrivare più in profondità delle vecchie autorità.
La diagnosi possiede una forza che non cancella i suoi eccessi.
Pasolini idealizza e generalizza; può confondere la scomparsa del mondo che ama con la scomparsa di ogni possibile differenza.
Negli ultimi mesi arriva a un punto ancora più difficile.
La difesa del passato lo conduce fino alla provocazione della «Destra sublime»: il tentativo paradossale di impedire che tradizione, dialetto, sacro e memoria vengano consegnati interamente alla destra proprio mentre continua a guardare la storia attraverso un conflitto con il capitalismo e con il potere.
Non c’è una sintesi rassicurante.
Ed è forse questo a impedire che Pasolini diventi soltanto la voce di una tesi.
Dentro la triade, la sua funzione rimane più circoscritta.
Manzoni ci permette di interrogare ciò che rende possibile un mondo comune.
Collodi segue il soggetto mentre impara attraversandolo.
Pasolini rende visibile qualcosa che li eccede entrambi: il mondo stesso può insegnare.
Le cose che circondano una persona, le vite che una società rende prestigiose, le parole che premia e le forme di desiderio che ripete possono diventare parti di una pedagogia che nessuno ha formalmente dichiarato.
Da qui nasce la domanda che chiude questa guida e lascia aperta la triade:
quando crediamo di scegliere chi vogliamo diventare, quanto di quel desiderio è già stato insegnato dal mondo che ci circonda?