Micro-saggio territoriale

Il giorno in cui un paese torna

Una diffida del 1780, le migrazioni del Novecento e la lunga storia della Festa della Madonna della Speranza a Castelletta

Una diffida vescovile del 1780 riporta alla luce quasi due secoli e mezzo di storia della Festa della Madonna della Speranza. Da Castelletta, una storia di partenze, ritorni e comunità che continuano a esistere anche quando si disperdono nello spazio.

Autore: Alessandro Gentili

Cover del saggio ‘Il giorno in cui un paese torna’: una soglia in pietra e intonaco chiaro si apre verso il paesaggio appenninico, evocando memoria, territorio e ritorno a Castelletta.

Nel 1780 l’Italia ancora non esisteva come Stato unitario. Fabriano apparteneva allo Stato pontificio e Castelletta era un piccolo paese dell’Appennino, lontano dai luoghi nei quali la storia sembrava prendere le proprie decisioni.

Eppure, proprio in quell’anno, una vicenda apparentemente minuta arrivò fino al vescovo.

Negli Annali. Castelletta 1600-1899 di don Pierleopoldo Paloni compare infatti una diffida rivolta agli abitanti del paese in occasione della festa patronale della Madonna della Speranza. Il provvedimento era severo: il vescovo diocesano proibiva una particolare consuetudine praticata durante i festeggiamenti, arrivando a minacciare la scomunica. Gli Annali aggiungono che, malgrado il divieto, quell’usanza sarebbe sopravvissuta ancora a lungo, fino a tempi relativamente recenti.

Il motivo della diffida merita una storia a parte e sarà uno dei passaggi che approfondiremo l’11 settembre, durante la presentazione pubblica degli Annali.

Per ora quella pagina ci consegna un dato forse ancora più importante: nel 1780 la Festa della Madonna della Speranza esisteva già ed era sufficientemente radicata da avere prodotto proprie consuetudini popolari.

Il documento non permette di stabilire quando la celebrazione sia nata e sarebbe scorretto attribuirle proprio il 1780 come data d’origine. Permette però di affermare che la festa è attestata almeno dal 1780: 246 anni fa, quasi due secoli e mezzo.

La grande storia vista da un piccolo paese

È uno degli aspetti che rendono gli Annali interessanti anche per chi non conosce Castelletta.

Il libro attraversa quasi tre secoli attraverso una scala ridotta: parrocchia, amministrazione, proprietà, carestie, controversie, consuetudini, famiglie, decisioni della comunità. Proprio questa dimensione minuta permette però di osservare come trasformazioni molto più grandi entrino progressivamente nella vita di un luogo.

Cambiano gli Stati e le istituzioni, mutano i rapporti con il potere civile ed ecclesiastico, arrivano guerre, crisi economiche, nuove leggi, modificazioni sociali. Ciò che nei manuali appare come un processo generale, nelle cronache locali acquista conseguenze concrete: una proprietà passa di mano, una famiglia parte, un’istituzione scompare, una consuetudine resiste.

La storia nazionale consente di comprendere la struttura degli avvenimenti; osservata da un paese, la stessa storia mostra che cosa quegli avvenimenti hanno prodotto nella vita delle persone.

Castelletta diventa così un punto di osservazione dal quale seguire movimenti molto più grandi della sua dimensione geografica.

È una prospettiva che ritorna anche nelle altre opere utilizzate per questa ricerca, da Castelletta e la sua storia di Dalmazio Pilati a Cent’anni di vita a Castelletta di Terenzio Baldoni e Parmenio Cavalieri, fino ad Abbazie e castelli di Giancarlo Castagnari: fonti diverse che, sovrapposte, restituiscono la profondità storica di un territorio.

Don Achille a dorso di somaro lungo una strada di montagna a Castelletta, in una fotografia storica in bianco e nero.

Don Achille a Castelletta. Una figura importante nella storia religiosa del paese; la fotografia è oggi riprodotta anche sulla copertina degli Annali. Castelletta 1600–1899 di don Pierleopoldo Paloni.

La seconda domenica di settembre

Nel Novecento la Festa della Madonna della Speranza continua a riapparire nelle testimonianze legata alla seconda domenica di settembre.

Alla celebrazione religiosa si accompagnavano l’albero della cuccagna, la corsa dei somari, quella dei biroccetti e delle carriole, la scoccetta, l’infiorata e altri giochi popolari. Ridurre tutto questo al folklore significherebbe però perdere una parte essenziale della sua funzione.

Per qualche giorno il ritmo del paese cambiava. Le strade diventavano uno spazio comune, generazioni diverse si ritrovavano nello stesso luogo e la festa rendeva visibile una comunità che durante il resto dell’anno viveva una vita molto più frammentata.

Una testimonianza di don Giuseppe, parroco originario di Castelletta, racconta la celebrazione del 1971 con un titolo particolarmente significativo: Festa della Madonna, di Unione e Amicizia.

A quel punto anche Castelletta aveva ormai attraversato una delle grandi trasformazioni sociali dell’Italia del Novecento. Molti abitanti erano partiti per lavorare e vivere altrove: Milano, Verona, Roma, Ancona, Ravenna, Genova, Bologna, Fabriano.

Il paese si era disperso nello spazio senza scomparire interamente come comunità.

La festa diventava allora uno dei momenti nei quali quella geografia poteva ricomporsi. Chi viveva a centinaia di chilometri tornava e, per qualche giorno, il paese reale si avvicinava al paese ricordato e a quello che ciascuno aveva continuato a portare con sé.

È forse qui che la storia di Castelletta smette definitivamente di riguardare soltanto Castelletta.

Molte aree interne italiane conoscono una condizione simile. Un territorio può perdere abitanti senza perdere nello stesso momento tutti i legami che lo tengono in vita. La comunità continua talvolta a esistere in forma dispersa: persone che abitano altrove, ma mantengono con il luogo d’origine relazioni, case, ricordi, famiglie, appuntamenti.

Per molto tempo le feste hanno offerto a questa dispersione una data e uno spazio nei quali tornare a riconoscersi.

Processione storica della Festa della Madonna della Speranza lungo una strada di Castelletta, con gli abitanti riuniti tra le case in pietra.

Processione storica della Festa della Madonna della Speranza a Castelletta.

Quando la memoria diventa un lavoro

Di questa storia non rimangono soltanto le parole.

L’associazione Castelletta nel ’900 ha costruito negli anni un archivio digitale nel quale fotografie, documenti, testimonianze e materiali audiovisivi restituiscono aspetti della vita del paese che nessuna cronaca scritta potrebbe conservare nello stesso modo.

Nelle immagini delle vecchie edizioni della festa compaiono le persone, le strade, gli allestimenti, gli abiti, le trasformazioni degli edifici, bambini diventati adulti e adulti che oggi non ci sono più. Sono dettagli minimi che, quando vengono ordinati e messi in relazione, ricostruiscono la consistenza di un’epoca.

Quest’estate la stessa associazione ha riportato parte di quel patrimonio davanti al paese attraverso proiezioni di fotografie e filmati storici.

È un lavoro tutt’altro che marginale.

Un archivio non nasce semplicemente perché il passato esiste. Qualcuno deve cercarlo nelle case, riconoscere le persone, attribuire una data, digitalizzare un’immagine, conservarla e renderla accessibile. Chi cura Castelletta nel ’900 svolge da anni questa paziente opera di restituzione, mettendo a disposizione della comunità un patrimonio che altrimenti rischierebbe di frammentarsi insieme alle generazioni che lo custodiscono.

La memoria, prima di diventare racconto, richiede spesso questo lavoro silenzioso.

Una festa dopo l’interruzione

Nel settembre 2026 Il Circolo APS ha scelto di riprendere la Festa della Madonna della Speranza dopo anni di interruzione.

Il senso di questa scelta diventa più chiaro proprio osservandola dentro la sua durata.

Castelletta oggi non è il paese del 1780 e neppure quello del 1971. Sono cambiate la popolazione, le condizioni economiche, il lavoro, la mobilità, il rapporto con il territorio. Alcune consuetudini appartengono giustamente al tempo nel quale sono nate e nessuna tradizione rimane viva limitandosi a riprodurre se stessa.

Resta però una questione molto concreta.

Che cosa può ancora riunire un luogo quando una parte consistente delle persone che gli appartengono vive altrove?

Il paese contemporaneo continua a conoscere partenze e ritorni. Ci sono persone che abitano qui tutto l’anno, altre che tornano nei fine settimana o durante l’estate; ci sono figli e nipoti che hanno con Castelletta un rapporto differente da quello delle generazioni precedenti, e persone che incontrano il paese per la prima volta.

Riprendere una festa significa allora mettere alla prova una forma antica dentro condizioni nuove: capire se possa ancora generare presenza, relazione, incontro.

Non sappiamo in anticipo quale risposta darà.

Ed è forse proprio questo a renderne interessante il ritorno.

L’11 settembre: cominciare dagli Annali

La Festa della Madonna della Speranza del 2026 inizierà venerdì 11 settembre alle ore 18.30 con la presentazione degli Annali. Castelletta 1600-1899, che avrò il piacere di condurre insieme a don Leopoldo Paloni.

Partire da un libro prima di entrare nei giorni della festa significa provare a ricostruire il filo che lega il presente a ciò che lo ha preceduto, attraversando quasi tre secoli di vita di Castelletta e osservando, dentro quelle pagine, anche i riflessi della storia italiana.

Tra le vicende che incontreremo ci sarà quella diffida del 1780 con cui il vescovo cercò di fermare una singolare consuetudine praticata dagli abitanti durante la Festa della Madonna della Speranza.

Scoprire quale fosse quella pratica sarà certamente una delle curiosità della serata.

La domanda più difficile arriverà però dopo.

Quasi due secoli e mezzo separano quella pagina dal settembre 2026. In mezzo ci sono generazioni, partenze, guerre, trasformazioni economiche, case lasciate e poi riaperte, persone che hanno costruito altrove la propria vita continuando a riconoscere questo luogo come parte della propria storia.

Una festa non può cancellare tutto questo e non dovrebbe nemmeno provarci.

Può però creare, ancora una volta, un giorno nel quale persone che durante l’anno abitano geografie differenti decidano di trovarsi nello stesso posto.

Poi spetterà a loro capire che cosa, di quel paese, è davvero tornato.

Fonti e letture

Pierleopoldo Paloni, Annali. Castelletta 1600-1899.

Dalmazio Pilati, Castelletta e la sua storia.

Terenzio Baldoni, Parmenio Cavalieri, Cent’anni di vita a Castelletta.

Giancarlo Castagnari, Abbazie e castelli.

Testo di don Giuseppe sulla Festa della Madonna della Speranza del 1971, Festa della Madonna, di Unione e Amicizia.

Archivio storico e iconografico dell’associazione Castelletta nel ’900.

Riferimenti e comunità online

Castelletta nel ’900 — archivio storico e iconografico del paese.

Castelletta — sito territoriale dedicato al paese.

Castelletta di Fabriano su Facebook — aggiornamenti e vita della comunità.

Il Circolo APS su Facebook — attività associative e iniziative territoriali.